Farmaco di Almudena Sánchez: dare forma alla depressione

Oggi vi parlo di Farmaco di Almudena Sánchez, pubblicato in Italia da Polidoro Editore nel 2023, tradotto da Marta Rota Núñez.
Un libro che prova a dare forma a qualcosa che, per sua natura, sfugge a ogni tentativo di descrizione: la depressione.

Ci sono malattie che si possono indicare con un dito.
Hanno un punto preciso del corpo, una lastra, un valore fuori posto nelle analisi, una cicatrice che resta quando tutto è finito.
La depressione di Almudena Sánchez, invece, non ha niente da mostrare.
«Mi sto curando ma non ho cicatrici per dimostrare che ho vissuto qualcosa di tremendo.»
Credo che Farmaco parta, in fondo, da questa difficoltà: raccontare qualcosa che occupa ogni spazio della vita e che, allo stesso tempo, non si vede da nessuna parte.
Sánchez prova allora a darle un corpo. La trasforma in una freccia conficcata dentro di sé, in una corsa a ostacoli, in una festa durante la quale si rimane soli in un angolo. Arriva persino a immaginarne l’odore:
«E che puzzo di depressione».
Come se una malattia invisibile dovesse per forza tradirsi in qualche modo, lasciare dietro di sé almeno una zaffata. Come se, per riuscire a raccontarla, bisognasse attribuirle una consistenza, un peso, persino una puzza.
«La depressione è una freccia conficcata, dove? Da nessuna parte, magari ci fosse un posto. Una radiografia. È una freccia conficcata dentro di te, che non si vede, si ossida lentamente mentre io devo riuscire a dare solidità al nulla.»
Farmaco cerca proprio di dare solidità al nulla.
Sánchez racconta gli psicofarmaci, le visite dai medici, il sonno, l’apatia, l’ansia, i pensieri suicidi. Racconta gli anni che sembrano scomparsi dentro la malattia e quella strana distanza che si crea tra chi eri e la persona che sei diventata.
Ma procede per frammenti, associazioni, ricordi, libri, pensieri che si interrompono e ne chiamano altri.
Il libro ha qualcosa della mente che sta cercando di osservare se stessa mentre funziona male.
E dentro questa forma disordinata c’è anche la vita di Sánchez: Maiorca, l’infanzia, il sentirsi fuori posto, il tumore alle ovaie avuto a sedici anni, la scrittura, la famiglia, Virginia Woolf, William Styron e soprattutto i libri, che compaiono continuamente perché è anche attraverso quello che ha letto che l’autrice prova a capire ciò che le sta succedendo.
«i libri sono il mio antibiotico e la mia democrazia.»
E forse non potrebbe essere altrimenti per una scrittrice che, anche nel momento in cui fatica a comprendere se stessa, continua a cercare risposte nella letteratura.
Farmaco è un libro frammentario, fatto di ricordi, riflessioni, citazioni e pensieri che si intrecciano senza seguire un ordine cronologico preciso. Non c’è un percorso lineare che dalla malattia conduce alla guarigione. Del resto, la depressione non funziona così.
Forse la cosa più difficile da raccontare è proprio ciò che, visto da fuori, sembra non succedere. Sánchez prova a darle forma, la osserva da angolazioni diverse, cerca immagini e parole capaci di descriverla. Ma ogni definizione sembra insufficiente, perché la depressione è troppo sfuggente e contraddittoria per essere racchiusa in una sola frase. E allora ne scrive un’altra. Poi un’altra ancora.
Ci sono giorni buoni e giorni pessimi, medicine che aiutano, medici, ricadute, piccoli miglioramenti. Ci sono momenti in cui sembra di aver recuperato il controllo della propria vita e altri in cui persino alzarsi dal divano diventa un'impresa.
Ho apprezzato molto anche il modo in cui Sánchez usa l’ironia, lasciandola affiorare persino nei momenti più cupi, tra osservazioni taglienti e accostamenti talmente assurdi da strappare un sorriso.
Che poi non alleggerisce ciò che racconta, ma sembra piuttosto un modo per riuscire a parlarne senza lasciarsi schiacciare dal dolore.
«La depressione non è la sola cosa che ti perseguita tutto il tempo, lo fa anche la vita.»
È una delle frasi che preferisco, forse perché allarga improvvisamente lo sguardo. Per pagine la depressione sembra occupare tutto lo spazio disponibile, poi Sánchez si ricorda, e ricorda a noi, che intorno c’è ancora il resto.
I libri, le persone, i ricordi, le cose ridicole, le ossessioni, le paure, persino i vasi da decorare quando si vive sospesi tra ansia e apatia. La vita continua a farsi sentire, anche quando sentirla diventa difficile. C'è una vita che continua a scorrere anche quando sembra impossibile prenderne parte.
Ho sottolineato moltissimo Farmaco. A volte una frase, altre un intero paragrafo. Ho apprezzato soprattutto la capacità di Sánchez di trovare immagini precise, originali, talvolta persino sgradevoli, per raccontare sensazioni che difficilmente trovano spazio nelle conversazioni quotidiane.
È un libro in cui mi sono ritrovata più volte, anche in passaggi inaspettati.
Ed è questo uno degli aspetti che ho apprezzato maggiormente: quella sensazione, rara e bellissima, di leggere un pensiero che ci appartiene ma che non eravamo mai riusciti a formulare con altrettanta precisione.
Ci sono cose che riusciamo a riconoscere soltanto quando le troviamo scritte da qualcun altro.
Farmaco, per me, ne contiene parecchie.



Commenti