top of page

Scrivere con leggerezza: come evitare una prosa pesante

Immagine del redattore: Elisa Lucchesi
Elisa Lucchesi
30 set
Tempo di lettura: 6 min

Stack of books with sticky notes and patterned pencil; yellow banner says Note a margine and Scrivere bene ci fa scrivere PEGGIO?

Capita più spesso di quanto si pensi: scriviamo una frase, la rileggiamo e ci sembra troppo semplice.

Era stanco. Si sedette sul divano.

Tutto qui?

Allora cominciamo a lavorarci. Allunghiamo il periodo, scegliamo parole che ci sembrano più ricercate, aggiungiamo qualche dettaglio, una subordinata, magari un avverbio. E quella frase così banale comincia finalmente ad avere un aspetto più… letterario.

Provato dalla stanchezza accumulata nel corso della giornata, si lasciò lentamente cadere sulla morbida superficie del divano, concedendo finalmente al proprio corpo il riposo tanto desiderato.

Ecco. Adesso sì che abbiamo scritto.

Malissimo, però.


Quando una frase comincia a pesare

Guardiamo cosa è successo.


era stanco→ provato dalla stanchezza accumulata nel corso della giornata

si sedette→ si lasciò lentamente cadere

il divano→ la morbida superficie del divano

A questo abbiamo aggiunto: concedendo finalmente al proprio corpo il riposo tanto desiderato.


La frase è diventata più lunga, la sintassi più elaborata, il lessico apparentemente più ricercato.

Ha guadagnato qualcosa?

Non molto.

Tutti questi giri di parole per cosa? Per dire che un uomo stanco si siede sul divano?


È uno dei problemi che incontro nei manoscritti: la sensazione che, per scrivere bene, occorra allontanarsi dal modo più naturale e preciso di dire qualcosa.

Una parola comune sembra troppo povera; una frase breve troppo elementare; un verbo semplice poco letterario.

Così iniziamo ad aggiungere peso.


Leggerezza

«La leggerezza per me si associa con la precisione e la determinazione, non con la vaghezza e l’abbandono al caso.»

Italo Calvino, Lezioni americane, «Leggerezza»


Italo Calvino scelse la leggerezza come prima delle qualità da consegnare al nuovo millennio nelle sue Lezioni americane.


Una frase leggera lascia procedere il lettore. Le informazioni arrivano nell'ordine giusto, i rapporti tra le parole sono chiari, il ritmo accompagna ciò che sta accadendo.

Il lettore non deve continuamente tornare indietro per capire chi ha fatto cosa, quale inciso dipende da quale frase o dove diavolo sia finito il verbo che aspettava da tre righe.

E questo può succedere anche in una prosa ricca, complessa, piena di immagini.

La leggerezza riguarda anche quanto lavoro imponiamo al lettore per arrivare al significato.


Semplice non significa piatto

Torniamo al nostro uomo stanco.

Potremmo certamente scrivere:

Era stanco. Si sedette sul divano.

Funziona. Ma alleggerire la versione precedente non ci obbliga affatto a tornare qui.

Abbiamo molte altre possibilità.


Possiamo scegliere un verbo preciso

Si accasciò sul divano, esausto.

Accasciarsi racconta già qualcosa del corpo: cede, perde sostegno. In poche parole abbiamo movimento e condizione fisica.


Possiamo lasciare che sia l'azione a suggerire la stanchezza

Raggiunse il divano e ci sprofondò dentro.

Non abbiamo scritto stanco. Il modo in cui il personaggio raggiunge il divano e vi sprofonda costruisce l'immagine.


Possiamo scegliere un dettaglio

Si lasciò cadere sul divano. Non aveva più energie nemmeno per togliersi le scarpe.

La stanchezza acquista una misura concreta. Non sappiamo soltanto che è stanco: vediamo fino a che punto.


Tre soluzioni per la stessa situazione. Nessuna ha bisogno della morbida superficie del divano.

E soprattutto producono tre effetti diversi.


Le parole difficili possono essere bellissime


Un testo leggero non deve vivere di un vocabolario di cinquecento parole.

Abbiamo a disposizione una lingua enorme. Sarebbe un peccato rinunciare a sgattaiolare, tergiversare, arrancare, indugiare, acquattarsi, tracannare, trasalire perché esistono parole più comuni capaci di esprimere più o meno lo stesso concetto.

Una parola insolita può essere esattamente quella che mancava alla frase.

Prendiamo:

Camminava con grande difficoltà lungo il sentiero.

Potremmo scrivere:

Arrancava lungo il sentiero.

Abbiamo scelto una parola più specifica e contemporaneamente alleggerito la costruzione.


Oppure:

Rimase fermo per qualche istante perché non riusciva a decidere se entrare.

può diventare:

Indugiò sulla soglia.

Due parole che concentrano un'intera situazione.

Il vocabolario ricco offre possibilità. La precisione sta nel capire quale di quelle possibilità appartiene alla frase che stiamo scrivendo.


Quando cerchiamo di far suonare una frase “letteraria”


Il peso arriva spesso dalle perifrasi (e, per inciso, se mi darete il vostro manoscritto da revisionare, sappiate che su queste non ci andrò proprio leggera).

Una profonda sensazione di inquietudine cominciò a impossessarsi di lei.

Possiamo provare:

L'inquietudine cresceva.

Oppure:

Cominciò a torcersi le mani.

Le due riscritture prendono strade diverse. La prima nomina lo stato emotivo; la seconda lo rende visibile attraverso il corpo.

La versione originale, invece, distribuisce un concetto piuttosto semplice tra profonda sensazione, inquietudine, cominciò a e impossessarsi di lei.


Quando i sostantivi si prendono tutta la frase


Un altro modo molto efficace per appesantire la prosa è trasformare continuamente azioni e stati in sostantivi astratti.

La presa di coscienza della perdita provocò in lei una sensazione di disperazione.

Abbiamo presa di coscienza, perdita, sensazione, disperazione. Intanto il personaggio è quasi scomparso.

Proviamo:

Capì di averlo perso e si disperò.

Oppure:

Solo allora capì che lo aveva perso. Le cedettero le gambe.

Di nuovo: possiamo scegliere quanto raccontare, quanto mostrare, quale ritmo dare alla scena. Abbiamo però rimesso il personaggio e le sue azioni al centro della frase.

Altro esempio:

La sua manifestazione di disappunto provocò in Marco un'immediata reazione di irritazione.

Potrebbe diventare:

Il suo disappunto irritò subito Marco.

O, in una scena:

Lei storse la bocca. Marco sbuffò.

Tre registri diversi. La scelta dipende dal testo.


Occhio anche alle informazioni duplicate


La pesantezza nasce facilmente anche quando una frase continua a ribadire ciò che ha già detto. È un problema che abbiamo già incontrato parlando degli avverbi in -mente, soprattutto quando finiscono per ripetere un’informazione che il verbo ci aveva già dato. Ne parlo più nel dettaglio qui.

Scese giù lentamente lungo le scale.

Scendere contiene già una direzione.

Scese lentamente le scale.

E magari, dopo aver lavorato anche sull'avverbio:

Scese le scale un gradino alla volta.

Qui abbiamo scelto di rendere importante come avviene la discesa.


Ancora:

Annuì con la testa in segno di assenso.

Che cosa potrebbe fare un povero annuire per essere più chiaro?

Annuì.

Oppure:

Fece un cenno d'assenso.

Basta.


La sintassi può diventare una corsa a ostacoli

Poi ci sono frasi in cui le singole parole funzionano benissimo e il peso nasce dalla struttura.

Consapevole dell'impossibilità di ottenere da lui una risposta che potesse in qualche modo placare l'inquietudine che da giorni la tormentava, Anna decise, seppure con riluttanza, di andarsene.

Arriviamo ad Anna decise dopo aver attraversato una quantità considerevole di informazioni.

Potremmo distribuirle:

Da giorni Anna aspettava una risposta. Ormai aveva capito che non sarebbe arrivata. Esitò ancora qualche secondo, poi se ne andò.

La riscrittura non contiene necessariamente meno informazioni e non è neppure molto più corta. Respira diversamente.

Questo è un punto che trovo fondamentale: alleggerire una frase non equivale a contare le parole.

Una frase lunga può essere meravigliosamente fluida. Una frase breve può essere legnosa. Periodi articolati, subordinate, incisi e inversioni fanno parte delle possibilità della nostra lingua e possono costruire ritmo, voce, pensiero.


Qualche altro esempio

  • Effettuò un movimento della testa in direzione della porta.→ Indicò la porta con un cenno del capo.

  • Procedette all'apertura della finestra.→ Aprì la finestra.

  • La vista dell'uomo provocò in lei un'immediata sensazione di paura.→ Alla vista dell'uomo trasalì.

  • Non era in grado di comprendere quale fosse la ragione per cui lui si comportasse in quel modo.→ Non capiva perché si comportasse così.

  • Dopo aver effettuato un rapido controllo della stanza, si diresse verso l'uscita.→ Ispezionò la stanza e raggiunse l'uscita.


In alcuni casi basta togliere. In altri troviamo un verbo più preciso. Altrove dividiamo il periodo, spostiamo un'informazione o trasformiamo un concetto astratto in qualcosa che il personaggio fa.

L'editing vive anche di queste piccole decisioni.


Prima di aggiungere, chiediamoci cosa stiamo aggiungendo


Quando una frase ci sembra troppo semplice, la tentazione di “abbellirla” è forte.

Possiamo invece fermarci un momento.

  • Quella parola più ricercata è più precisa?

  • L'immagine aggiunge qualcosa alla scena?

  • La subordinata chiarisce un rapporto importante?

  • Il dettaglio caratterizza il personaggio o l'ambiente?

  • Il periodo più lungo crea il ritmo che vogliamo?

Se sì, teniamoli.

Se abbiamo aggiunto parole soltanto perché la prima versione ci sembrava poco “da scrittori”, forse possiamo tornare sulla frase.


Semplice può essere preciso. Ricco può essere leggero. Complesso può essere limpido.

Sono Elisa Lucchesi, editor, revisore e writing coach.

Con Note a margine raccolgo dubbi, errori ricorrenti e piccoli grandi problemi che emergono quando si scrive e, soprattutto, quando si torna sul proprio testo per

revisionarlo.


Hai terminato il tuo manoscritto e vuoi iniziare a lavorare sulla revisione?

Scrivimi a elisalucchesi@elibrieditoria.it e ne parliamo insieme: la prima call conoscitiva è gratuita.

Commenti

Valutazione 0 stelle su 5.
Non ci sono ancora valutazioni

Aggiungi una valutazione
bottom of page